Archivio per dicembre 2006

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IV. L’incidente Paôla Itagyba – parte 2

4 dicembre, 2006

Una volta che non è dotato di coscienza, un mattone non può salire alla condizione di «essere». Però, lui c’è, con una solidità che non si può semplicemente ignorarla, con peso atomico assoluto ed ubbidiente alle complesse relazioni chimiche e molecolari pertinenti alla terra cotta.

Ed è esattamente questo stato di «non essere» del mattone che ci impedisce di ricercare a rispetto delle sue sensazioni e pensieri. Stiamo appunto impossibilitati di recriare il suo universo di esperienze, di fare l’«alterità del mattone»: lui esisté solo come ente gettato e astenuto di soggettività; era completamente assoggettato alle forze storiche.

(Gli apprezzatori della scienza ballistica avrebbero avuto tanto piacere in accompagnare la traiettoria del pezzo di fango mal cotto. Dal momento in cui volò dalla mano id chi lo gettò finché l’istante nel quale attinse la mandibola di Paôla Itagyba, l’arco fatto dall’oggetto obbedì con un’accurata preciosione un semicerchio perfetto di 180 gradi. Una spaventosa vicenda che, purtroppo non poté essere apprezzato nel soqquadro che s’inizió immediatamente dopo.)

Chi gettò il mattione fu un giovane chiamato Messias Uldenor Tamarindo, e lui non mirava la povera Paôla: voleva colpire un angelo che volava leggero a cinque centimetri dal suo viso.

Continua.

Originale in portoghese.

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